Ernesto de Martino a 50 anni dalla morte


20 Aprile 2016
Società Nazionale di Scienze, Lettere e Arti in Napoli
Via Mezzocannone, 8 – Napoli

9.30 Saluti di apertura

Prima Sessione
Presiede: Gabriele Frasca

9.45 Giuseppe Galasso
De Martino fra storicismo ed etno-antropologia

10.15 Valerio Petrarca
Mondo europeo e mondi non europei nell’etnologia di Ernesto de Martino

10.45 Pausa

11.00 Giuseppe Cantillo
Note in margine a religione e civiltà moderna in Ernesto de Martino

11.30 Renata Viti Cavaliere
L’esistenza nel pensiero di Ernesto De Martino

12.00 Discussione

Seconda Sessione
Presiede Giuseppe Cantillo

 

15.00 Anna Donise
De Martino e le strategie di risposta alla crisi

15.30 Domenico Conte
De Martino e la patologia

16.00 Discussione

16.30 Pausa

Terza Sessione

16.45 Tavola rotonda
Ernesto de Martino tra crisi e ragione. Prospettive dal laboratorio napoletano

Modera: Valerio Petrarca

Discutono: Chiara Cappiello, Giuseppe Maccauro, Virginia Napoli, Donatella Nigro, Giulio Trapanese

Direzione scientifica
Giuseppe Cantillo
Domenico Conte
Valerio Petrarca

Segreteria organizzativa
Chiara Cappiello
(chiara.cappiello@unina.it)

LETTURE DEMARTINIANE


a cura dell’Associazione Internazionale E. De Martino

Pietro Angelini e Amalia Signorelli

dialogano su

Ernesto de Martino. Teoria antropologica e metodologia della ricerca
di A. Signorelli
L’Asino d’oro, 2015

Interverranno Anna Iuso e Pino Schirripa

19 aprile 2016
Aula di Etnologia (p. III)
ore 17

Dipartimento di Storia, Culture, Religioni, Università “Sapienza”
P.le A. Moro, 5 – Roma

PRESENTAZIONE DELLA CONVENZIONE DI COOPERAZIONE SCIENTIFICA

GIOVEDI’  31 MARZO 2016 – ore 17
presso l’Istituto della Enciclopedia Italiana (Sala Igea)
Piazza della Enciclopedia Italiana, 4 – Roma

avrà luogo la

PRESENTAZIONE DELLA CONVENZIONE DI COOPERAZIONE SCIENTIFICA

tra

L’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales;

L’Ecole française de Rome;

La Fondazione Istituto Gramsci;

L’Associazione Internazionale Ernesto de Martino;

L’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Presiede

CATHERINE VIRLOUVET, direttrice dell’Ecole française de Rome

Commemorazione di Daniel Fabre

Introduce

MARCELLO MASSENZIO

Apre i lavori

GIUSEPPE VACCA
Il rinnovamento della cultura italiana nel secondo dopoguerra

Intervengono

GIORDANA CHARUTY, Ecole Pratique des Hautes Etudes – LAHIC-EHESS
SILVIO PONS, Fondazione Istituto Gramsci – Università di Roma “Tor Vergata”
FABRICE JESNÉ, Ecole française de Rome – directeur des études pour les époques moderne et contemporaine
RICCARDO CIAVOLELLA, Institut Indersciplinaire d’Anthropologie du Contemporain-EHESS – chercheur résident à l’EFR
ANNALISA BINI, Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Der besessene Süden: Ernesto de Martino und das andere Europa

Ein im deutschsprachigen Raum noch wenig bekannter großer europäischer Denker wird zurzeit an mehreren Orten Europas wiederentdeckt: der italienische Ethnologe, Geschichtsphilosoph und Religionshistoriker Ernesto de Martino (1908–1965). Es gehört zu seinen wichtigen Leistungen, mit seinem Denken der Magie des Südens einen Möglichkeitsraum geöffnet zu haben, in dem europäische Fragestellungen neu verhandelt werden können. De Martino hat mit seinen Studien zwischen tiefer Religiosität, kultischen Ritualen, Folklore und Zauberei, Heiligem und Archaik die Anthropologie für das wissenschaftliche und philosophische Denken fruchtbar gemacht. Für den ‘Lévi-Strauss Italiens’ ist
dabei die Besessenheit ein zentraler Begriff: sowohl als konkreter Untersuchungsgegenstand, etwa bei dem apulischen Tarentismus, der Tarantelbesessenheit, die sich in der italienischen Tarantella widerspiegelt, als auch als Befragung des ethnografischen Blickregimes, das zur ‘Besessenheit’ des Fremden (possessione) wird.
Ernesto de Martino, Schüler von Benedetto Croce, kann durch seine sozialanthropologischen Studien des europäischen Südens, seiner Analyse symbolischer Formen und Riten, dem Nachweis der Präsenz des Archaischen, in eine Linie mit Denkern wie Ernst Cassirer, Aby Warburg und Sigmund Freud gestellt werden.
Die vorliegende erste deutsche Textsammlung zu Ernesto de Martino erweitert den Zusammenhang zwischen Individuation und Besessenheit in kultur- und medientheoretischer Hinsicht. Die hier vorgestellten Beiträge zeigen, wie de Martinos Ansätze heute fruchtbar gemacht werden können und welches tarantelische Verunsicherungspotenzial ihnen innewohnt.

LETTURE DEMARTINIANE

secondo incontro delle
LETTURE DEMARTINIANE
organizzato dall’Associazione Internazionale Ernesto de Martino,
con la collaborazione della Fondazione Lelio e Lisli Basso

Fabio Dei, Antonio Fanelli, Giovanni Pizza, Gino Satta

dialogano su

E. de Martino, Sud e magia
a cura di F. Dei e A. Fanelli, Donzelli 2015

G. Pizza, Il tarantismo oggi
Carocci 2015

18 febbraio 2016, ore 15:00

Sala conferenze Fondazione Lelio e Lisli Basso
Via della Dogana Vecchia, 5 – Roma 

LETTURE DEMARTINIANE

a cura dell’Associazione Internazionale E. De Martino

Riccardo Di Donato e Marcello Massenzio
dialogano su
Le intrecciate vie. Carteggi di E. De Martino con V. Macchioro e R. Pettazzoni
a cura di R. Di Donato e M. Gandini, Edizioni ETS, 2015

15 gennaio 2015
ore 14:30

Biblioteca della Fondazione Istituto Gramsci

Via Sebino, 2A Roma

Giornate demartiniane

II sessione

GIORNATE DEMARTINIANE, 14 – 16 dicembre 2015 >>>
Per Ernesto De Martino a 50 anni dalla morte con tracce di Levi e Scotellaro

Negli anni Settanta del secolo scorso si radicò, nel tessuto culturale salernitano, un humus antropologico-culturale molto forte dovuto soprattutto alla presenza di Annabella Rossi, la studiosa allieva di Ernesto de Martino, allora titolare della Cattedra di Antropologia culturale nella nostra Università. Una prospettiva antropologica “demartiniana” che affascinò giovani, intellettuali, operatori della cultura, artisti, associazioni e gruppi radicati sul territorio.
La seconda sessione dei Colloqui di Salerno 2015 è così dedicata alla figura del grande antropologo italiano Ernesto de Martino, del quale si sta celebrando, il cinquantesimo anniversario della morte. Tuttavia, con de Martino, i Colloqui i Salerno 2015 intendono ricordare altre due figure di intellettuali e meridionalisti del secolo scorso, studiosi legati all’opera e alla vita dell’etnologo napoletano: Carlo Levi – scomparso proprio quarant’anni fa, nel 1975, autore del celeberrimo volume Cristo si è fermato a Eboli, la cui prima edizione compie oggi settant’anni – e Rocco Scotellaro – lo scrittore, poeta, politico scomparso prematuramente a soli trent’anni, amico di Levi e di de Martino il cui romanzo autobiografico, L’uva puttanella, fu pubblicato postumo, sessant’anni fa, nel 1955.

I. De Martino, lo spirito laico
Ernesto de Martino ha raccontato al mondo la cultura magico-religiosa del Sud, lo splendore e la miseria di un Mezzogiorno che «va al di là della geografia per diventare una regione dell’anima» (Niola). In pieno miracolo economico, il grande antropologo, con Sud e Magia, Morte e Pianto rituale e con La terra del rimorso, costringeva il nostro paese a prendere atto che l’Italia profonda non corrispondeva all’immagine che il paese aveva di sé. Una grande lezione di metodo sulla quale è doveroso continuare a riflettere.
Del grande capostipite dell’antropologia novecentesca i nostri Colloqui vogliono indagare, inoltre, gli aspetti della personalità più enigmatici e suggestivi, con una rilettura del nucleo profondo del pensare critico demartiniano anche sulla base di nuovi documenti e studi relativi alla sua formazione giovanile.

II. Levi, il padre

Mentre città e istituzioni varie pongono giustamente attenzione soprattutto al quarantennale della sua morte, ci piace qui sottolineare anche i settanta anni (1945, Einaudi) dalla prima edizione del Cristo e gli ottanta anni dalla data dell’esilio dello scrittore-pittore in Basilicata. Per l’attività antifascista nelle file di Giustizia e Libertà, Levi, infatti, nel 1935 è confinato, prima a Grassano, poi a Gagliano (in realtà, Aliano). Anni dopo, l’autore narrerà in prima persona le sue vicende e descriverà usi e costumi di una «gente mite, rassegnata e passiva, impenetrabile alle ragioni della politica».
Levi scrive Cristo s’è fermato ad Eboli tra il Natale del’43 e luglio del’44: l’opera – per metà diario e per metà romanzo – propone una prosa emotivamente partecipata, con digressioni storiche e antropologiche su temi come la civiltà contadina, il brigantaggio, i riti magici delle plebi meridionali. Un testo esemplare, tra arte e documento, prosa di memoria e reportage politico-sociale, destinato a influenzare non solo la letteratura ma anche le arti figurative ed il cinema neorealisti.

III. Scotellaro, il figlio

1.La storia della militanza politica di Scotellaro, ancora in larga parte da scrivere, coincide con quella culturale del Paese nell’immediato ultimo dopoguerra. Il ritrovamento (a Matera e ad Ivrea) di alcune lettere di questo grande “testimone e simbolo di una generazione” (L. Sacco), – parte a Matera, parte ad Ivrea -, scritte tra il 1952 e il 1953, quasi tutte da Portici, ha messo in moto la ricerca di ulteriori fonti, documenti e immagini, che si legano alla sua fulminea parabola politica. Animato da una forte carica morale e ideale, profusa nella produzione letteraria e nell’impegno politico, Scotellaro (Tricarico 1923-Portici 1953) è assurto a simbolo delle lotte per il riscatto del meridione. Ha anche lasciato liriche che – a giudizio di Montale – rimangono «le più significative del nostro tempo». Alla poesia – É fatto giorno (1954) – si affianca la prosa con Contadini del Sud (Laterza, 1954), e l’autobiografico L’uva puttanella (ivi, 1955). Gli scritti giovanili si trovano in Uno si distrae al bivio (pref. di Carlo Levi, 1974) e in Giovani soli (pref. di Leonardo Sacco, 1984).

2. Amelia Rosselli parla di Rocco (intervista a Sandra Petrignani, 1978): […]«Ero seduta nelle ultime file della sala [22 aprile 1950, Venezia, primo convegno partigiano: La Resistenza e la cultura in Italia], e a un certo momento si avvicinò un giovane simpaticissimo. Quando seppe che ero la figlia di Carlo Rosselli, sorpreso e interessato, si mostrò sempre più attento a me. Diventammo amici».
Ed ecco la versione di Rocco: «Quando capii il suo nome (parlava con accento inglese) non so se mi rafforzò il pensiero di essere amico e di innamorarmi di lei o piuttosto di venerarla come la figlia di un grande martire, che parlava più di tutti in quel convegno. Forse mi innamorava e la veneravo insieme. Sui poggioli delle sedie di ferro i nostri gomiti si toccavano. Pensavo di vederla, alta come me, quando ci fossimo alzati. E io chi ero? Lo dissi. Mi sapeva. Lesse le mie poesie. Accennò dei giudizi non completamente lusinghieri: ciò che permise uno scambio di sguardi che mi fecero più ardito. Uscimmo insieme. Mangiava al mio stesso ristorante ed era una coincidenza calzante. La presentai a tanti, me la sentivo già mia». E, più avanti, «ella luccica in volto come ieri. Sono due giorni che il suo splendore mi turba. Mi sento schifoso a confronto della sua bellezza». Oppure: «Metto a paragone lei con la solita ragazza illibata dagli occhioni melanconici e dalla carne che aspetta di essere toccata. È sempre la mia amica che si salva e vince, va in alto, guarda lontano, mi annienta, io sono a terra». Amelia aveva presto sublimato quel rapporto in legame familiare, «fratello e sorella» diceva, o piuttosto surrogato paterno e, morto Rocco, precipiterà di nuovo nella depressione, ma raccoglierà il testimone della poesia.

Sud e magia

Ernesto De Martino

Sud e magia

Edizione speciale con le fotografie originali di F. Pinna, A. Gilardi e A. Martin e con l’aggiunta di altri testi e documenti del cantiere etnologico lucano. A cura di Fabio Dei e Antonio Fanelli

Nuova Biblioteca
2015, pp. LII-318, rilegato,
ISBN: 9788868433512
€ 34,00
Scheda libro

«In quanto orizzonte stabile della crisi, la magia offre il quadro mitico di forze magiche, di fascinazioni e possessioni, di fatture e di esorcismi, e istituzionalizza la figura di operatori magici specializzati. In quanto operazione di riassorbimento del negativo nell’ordine metastorico, la magia è più propriamente rito, potenza del gesto e della parola: sul piano metastorico della magia, tutte le gravidanze sono condotte felicemente a termine, tutti i neonati sono vivi e vitali, il latte fluisce sempre abbondante nel seno delle madri, e così via, proprio all’opposto di ciò che accade nella storia».

È venuto il momento di riappropriarsi di Sud e magia di Ernesto de Martino. A cinquant’anni dalla morte dell’autore, questo grande classico dell’indagine etnografica sul nostro Mezzogiorno può essere oggi riletto per quello che effettivamente rappresenta: un contributo – modernissimo, addirittura precorritore – alla comprensione profonda dei modi e dei riti della cultura popolare che portano al riscatto dalla «crisi della presenza» in contesti di forte e perturbata criticità. La «bassa magia cerimoniale» praticata dai contadini lucani è interpretata come un ricco istituto culturale in grado di offrire protezione esistenziale ai ceti popolari, in un regime di vita dominato dalla miseria materiale e dall’oppressione politica. Nella lettura di de Martino, riti e simboli magici non contrassegnano una mentalità primitiva collocata fuori dalla storia (com’era stato per il Carlo Levi di Cristo si è fermato a Eboli): al contrario, il libro si sforza di considerarli all’interno di una più ampia «storia religiosa del Mezzogiorno» e delle relazioni tra classi egemoniche e subalterne che in essa si istituiscono. Coraggiosamente pubblicato per la prima volta nel 1959 da Giangiacomo Feltrinelli, il libro dà conto delle ricerche condotte dall’autore sulla cultura popolare in Lucania lungo il corso di una serie di «spedizioni etnografiche», la più significativa delle quali fu compiuta nel 1952. Attraverso una intensissima osservazione sul campo, operata con l’aiuto di tecniche e strumenti di grande rigore, l’indagine analizza quelle pratiche di possessione, fascinazione e magia che «proprio per la loro rozzezza ed elementarità rivelano più prontamente i caratteri strutturali e funzionali di quel momento magico che – sia pur affinato e sublimato – si ritrova anche nel cattolicesimo», vale a dire nelle forme più complesse della religiosità meridionale. Questa nuova edizione, introdotta da un denso saggio storico-critico dei curatori, ripropone tutti i testi e le immagini fotografiche dell’edizione del 1959, corredati e arricchiti da materiali rimasti per lo più inediti, raccolti qui per la prima volta in un percorso organico che introduce il lettore nello straordinario «cantiere» etnologico lucano da cui ha preso corpo il testo di Sud e magia.

http://www.donzelli.it/libro/9788868433512